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La psiche nell'epoca della tecnica
 
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La psiche nell'epoca della tecnica
Atti del XIII convegno nazionale CIPA

Autore: AA. VV. 
Editore: La Biblioteca di Vivarium
Anno: 2007 
Pagine: 736
ISBN: 9788887131840

Prezzo di copertina: € 37,00

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“L’epoca della tecnica è l’epoca del rischio incontrollabile. Basta pensare alle scelte fatte sull’energia atomica (...), basta pensare alle modificazioni genetiche, alla totale assenza di rispetto per l’ambiente, e tutte le altre vicende che conosciamo, per entrare nell’imprevedibile o nel neppure pensabile. Eppure sembra non esserci nessuna percezione emotiva delle conseguenze delle proprie azioni. E non solo a livelli complessi, ma nel semplice quotidiano. Per cui si uccide per una lite di parcheggio, senza minimamente pensare che la conseguenza sarà l’ergastolo; i genitori uccidono i figli, i figli i genitori, i neonati possono essere messi in un sacchetto di plastica o nel cassonetto etc., senza mai pensare domani perché del domani, del futuro non si ha una reale consapevolezza. Anche il vissuto del tempo sta modificandosi. L’iperattività del fare non sopporta tempi morti, né riflessioni, e neppure un tempo per l’anima. La diffusione della ragione non ha prodotto un mondo soggetto alle nostre previsioni o al nostro controllo. L’illusione di una ragione in grado di “aver ragione” sul dolore ha lasciato il posto a una ferita narcisistica, per cui l’unico sentimento forte che incontriamo in analisi sembra essere soprattutto la rabbia narcisistica. Ma la rabbia non è forse anche un tentativo di difendersi dal dolore, dall’angoscia dell’imprevedibile? Certamente, come scrive Anders, l’uomo ‘non è più all’altezza del mondo da lui stesso costruito’. Il potere di fare si è rivelato molto maggiore del potere di prevedere. Così l’uomo sembra oscillare tra onnipotenza e impotenza, tra illusione e disillusione, tra speranza e disperazione, tra conformismo e pseudoidentità, tra aspirazioni illimitate e cinismo. Simile a un paziente borderline continua ad agitarsi tra i due poli opposti di una unica linea di confine al di là della quale sta quell’ignoto che potrebbe muovere la psiche, se solo non rappresentasse proprio ciò che più si teme. (...) È proprio per cercare di capire quale sia la malattia mortale dell’Occidente e dell’uomo che lo abita che oggi sono qui convenuti psicoanalisti, psichiatri, psicologi, filosofi, medici, sociologi ed esperti di comunicazione” (dalla Presentazione del convegno di Anna Benvenuti).

 
 
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