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Gli occhi della bruttezza
 
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Gli occhi della bruttezza
Senso estetico e percezione distorta del proprio corpo

Autore: Giuseppe Maffei
Editore: La Biblioteca di Vivarium
Anno: 2012 
Pagine: 112
ISBN: 9788895601175

Prezzo di copertina: € 16,00

Sconto:15%  € 13,60

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  • Introduzione

    1. FONDAMENTI
  • L’indifferenziazione tra esterno e interno
  • Indifferenziazione e risonanze
  • L’intreccio delle qualità
  • L’indifferenziazione dei cinque sensi
  • L’indifferenziazione della colpa
  • L’indifferenziazione tra pulsioni di vita e pulsioni di morte
  • Differenziazione e distacco
  • Differenziazione delle qualità psichiche. La vettorizzazione
  • Al di là del doppio. Separazione dagli oggetti di amore
  • Trasformazioni

    2. CLINICA
  • Per iniziare
  • La bellezza e la bruttezza oggi
  • L’esperienza estetica (un primo intervallo poetico)
  • Le varie dismorfofobie
  • Nuove teorizzazioni
  • Aspetti particolari: a) Lo specchio - b) La bellezza fuggitiva (un secondo intervallo poetico) - c) La superficie e l’abbigliamento - d) Immaginario femminile e maschile - Sguardi sulla perversione
     
  • Conclusione
  • Bibliografia

“Questo studio si origina nelle difficoltà incontrate nel lavoro con pazienti diagnosticati come dismorfofobici e le cui psicoterapie analitiche si trovano spesso in situazioni di impasse. Questi pazienti che a uno sguardo esterno non appaiono affatto brutti, si percepiscono invece come tali. E il loro vedersi brutti è per chi li osserva del tutto incomprensibile. (...)
Va subito detto che spesso i problemi concernenti la bellezza e la bruttezza vengono vissuti e presentati, da coloro stessi che ne soffrono, come problemi banali e superficiali. Esiste cioè, abbastanza diffusa, una certa vergogna (specie nel sesso maschile) a porre questa problematica. Occorre così non cadere nella trappola del preconcetto di considerare i problemi estetici come problemi superficiali. Dobbiamo essere profondamente consapevoli di quanto i problemi relativi alla bellezza e alla bruttezza possano fare soffrire. (...)
Credo che alcuni lettori di questo saggio troveranno molto da ridire sull’uso disinvolto di concetti appartenenti a diversi ambiti concettuali. Alcuni lettori saranno portati a criticare la compresenza di vari linguaggi teorici. Questa è una critica che può essere radicale, una critica che può mettere in crisi i fondamenti di quanto sto dicendo. D’altro canto, quando un clinico si trova di fronte a delle situazioni che non riesce a capire, se vuole rimanere fedele al metodo clinico, non ha scampo. Non può che cercare di trovare possibilità di comprensione al di fuori di ciò che ha sempre saputo e sa. Non può non cercare illuminazioni che gli possano pervenire da tutto ciò di cui può venire a conoscenza. Un clinico deve sapere sorprendersi non solo nei rapporti con i pazienti ma anche nei rapporti con i sistemi teorici di altre scuole. Perché nascano nuove idee e nuovi insight è necessario anche lasciarsi trasportare in una confusione da cui può essere difficile uscire. Con i pazienti sofferenti per la loro presunta bruttezza, il nostro compito di terapeuti (in alcuni casi) è molto difficile. Ma è troppo presto per averne idee chiare e distinte. È pertanto necessario avere il coraggio di ammettere di non saperne ancora a sufficienza e continuare a cercare” (dall’Introduzione dell’autore).


 
 
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